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La fermentazione che ha commosso il web. GUARDA IL VIDEO

23 luglio 2018 - il Blog, Tecniche e Consigli
La fermentazione che ha commosso il web. GUARDA IL VIDEO

[Ok, il titolo di questo post è decisamente cialtrone. Come del resto chi ha cliccato, non negatelo. Piuttosto, accomodatevi e leggetevi questo nuovo interessante articolo.]

Partiamo subito dal presupposto che per quanto riguarda le basse fermentazioni in ambito casalingo-brassicolo esistono tonnellate di luoghi comuni e tanti pregiudizi. Sia subito messo agli atti che tante voci che si sentono in giro sono vere e che tante altre invece sono dicerie più o meno alla stregua di superstizione.
Tutto sta alla coscienza critica dell’homebrewer capire quale tra le tante verità, si annida la super mega epica stronzatona.

Tutto questo preambolo complesso ed inutile per dire che domenica 22 luglio ho imbottigliato la mia Dot Net, la chiacchieratissima hoppy lager di cui ho parlato su Car Brewing, il podcast per homebrewer che tante soddisfazioni mi sta dando ultimamente. Nella mia carriera da homebrewer è la prima volta che eseguo una bassa fermentazione, anche se usando direttamente il metodo fast-lager. Dalla cotta all’imbottigliamento, grazie a questo metodo, sono passati esattamente 18 giorni.
Effettivamente i tempi corretti da considerare sono 14 giorni giorni: i giorni restanti ho tenuto il fermentatore a temperatura più bassa possibile per il dry hopping. Se siete capitati in questo articolo per caso, immagino che vi interessi il giusto avere un resoconto dettagliato, e quindi cerco di rispondere in maniera esaustiva e convincente basandomi su quella che è la mia esperienza. La risposta può essere articolata in due modalità: risposta breve e risposta lunga. In entrambi i casi argomenterò.

Il metodo fast lager è un metodo efficace? Versione breve.

Sì. Usatelo!

Il metodo fast lager è un metodo efficace? Versione lunga.

Come ho già accennato, è la prima volta che faccio una birra a bassa fermentazione, e siccome la tentazione è forte e la mia carne è debole, mi sono lasciato convincere e ho fatto questa prova. Avendo sempre condotto alte fermentazioni ho intuito da subito che questa volta non avrei seguito l’iter classico a cui sono abituato e ho cercato subito di individuare i punti deboli del mio impianto.
La temperatura nella camera di fermentazione deve essere il più stabile possibile: sbalzi di mezzo grado non sono drammi… ma sbalzi incontrollati con delta di due / tre gradi sono pesantemente compromettenti. di questo ne parlo più avanti. Ecco quindi un registro di quello che ho effettivamente fatto durante questa fermentazione.
Ricordo che anche stavolta ho monitorato costantemente la densità usando il densimetro in ammollo ad un campione di birra prelevato in seguito all’inoculo del lievito. Ma andiamo con ordine:

Calendario della cotta

 

Cosa è andato bene…

Mi sono divertito molto a monitorare e pilotare l’andamento della fermentazione: forse, e sottolineo, forse quello che sto per dire è una roba un po’ da malati, ma andare a trovare almeno due volte al giorno il fermentatore è stato, anche se per un tempo molto breve, un vero e proprio appuntamento, diciamo, romantico. D’altro canto mi piace pensare che sia stato un amore corrisposto. E poi… Mi rimarrà per sempre impresso l’odore inebriante sprigionato dall’apertura del fermentatore. una cosa inebriante. E siccome è da imbecilli non mettere in discussione le proprie certezze credo proprio che questa cotta ha letteralmente scatenato in me la voglia matta di fare dry hop libero quando necessario. Solo tre settimane fa questa frase mi avrebbe fatto gelare il sangue…
Ho assaggiato un campione di birra avanzato e ho trovato un leggero diacetile, basso ma presente, e un deciso aroma fruttato di scorsa di mandarino e melone a pasta gialla. Effettivamente se i due luppoli si chiamano Mandarina Bavaria e Huell Melon… un motivo ci sarà.

…e cosa è andato storto.

Come accennavo prima, il frigo che uso come camera di fermentazione è arrivata leggermente spompato a fine corsa. Non sono riuscito ad abbassare la temperatura sotto i 4 gradi e per mantenerla stabile ho avvolto il fermentatore in una maglietta vecchia che bagnandosi con la condensa del frigo effettuava uno scambio di calore. Ho così inventato Miss Fermentatore Maglietta Bagnata 2018 (Ok, la piega di questo post sta diventando leggermente creepy). Con volumi minori non ho mai avuto problemi a mantenere stabili temperature basse…
Ho avuto poi parecchi perdite per via del dry hop, poche righe fa ne ho elogiato l’elogiabile, ma nel travasare ho lasciato nel fermentatore molta roba perché impossibile da filtrare: una melma verde che avrebbe compromesso anche il resto del mosto. Ho quindi lasciato perdere… ma credo che faccia parte del gioco. Penso che sia necessario trovare un modo per filtrare meglio la birra travasata prima dell’imbottigliamento. Sui vari store on line, e su youtube, ho letto pareri e recensioni molto positive sul Bouncer McDaddy, un semplice filtro in linea ad hoc per i travasi di mosto, dal funzionamento molto simile a quelli che vengono usati per il giardinaggio… e sono molto tentato dall’acquisto.

In buona sostanza sono molto soddisfatto di questa esperienza che ripeterò sicuramente appena avrò la possibilità e la voglia di fare una nuova bassa fermentazione.

 

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