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Once you go black…

14 aprile 2018 - il Blog, Ricette
Once you go black…

…YOU NEVER COME BACK!

Mettiamo subito le cose in chiaro: non si parla di esperienze sessuali tra persone di colore e non, tantomeno di John Snow e i Guardiani della notte, e nemmeno di Dart Vader di Star Wars. Si parla di birra fatta in casa, ovviamente. Del resto… questo blog può parlare solo di questo.

“La birra perfetta” di Gordon Strong

E quindi, ieri sera, venerdì 13 aprile, ho sentito la forza scorrere potente in me e non ho potuto fare altro che assecondarla mettendo in cantiere una nuova creazione casalingo-brassicola, con la voglia di sperimentare una tecnica di cui avevo soltanto sentito parlare e che poi ho approfondito sul libro “La birra perfetta“, ovvero il cold steeping.

Che cos’è il cold steeping.
Per maggiori informazionin merito, rimando direttamente all’esaustivo articolo di Antonio Condor Golia sul suo blog oppure al libro stesso citato poche righe fa (questo sito non gode di affiliazione amazon, quindi se comprate il libro o non lo comprate… a me non cambia niente).

primo bagnetto

Io, come solito, preferisco sempre reinterpretare le tecniche a modo mio, per questioni legate prettamente al tempo e alle possibilità e ho eseguito il cold steeping a temperatura ambiente: ho messo in infusione 200 grammi di roasted e chocolate in una pentola con un litro abbondante di acqua 24 ore prima della cotta per estrarre prevalentemente colore e sapore lasciando da parte completamente l’astringenza o certi gusti torrefatti tipici dei malti scuri quando usati in ammostamento. Per mancanza di tempo (e pigrizia) non ho macinato i grani, come consigliato. Poi ho trasferito il tutto in una pentola per facilitare gli spostamenti e dopo 24 ore il tutto aveva questo aspetto.

catrame? or else?

Quindi sono sceso in cantina e ho brassato una Black IPA.

Cos’è una Black IPA.
Il BJCP santo subito 2015, nella categoria 21B descrive questa birra come un’American IPA, dal gusto di un’American IPA, dagli aromi di un’American IPA, dalla luppolatura forte come una American IPA… ma nera.

Black Ipa: la ricetta per All Grain.
L’idea era quella di usare come base la mia Plus Plus (american pale ale) e aggiungere il filtrato dal col steeping, ma, per mancanza di materie prime, ho dovuto effettuare delle modifiche. Inoltre, visto che ci sto prendendo gusto, ho ridotto i litraggi rispetto ai canonici 23 litri finali, e ho scritto la ricetta per circa 12 litri finali (circa 15 in fermentatore). Quindi, ho praticamente scritto una nuova ricetta. Questa cosa che nell’homebrewing è un attimo complicarsi la vita… ancora la devo imparare per bene.

Il grist è quindi così composto:

Con l’aiuto del mio amico Beer Smith ho stimato una OG di 1050, sufficiente e giusta giusta per la mia unica bustina di US-05, ovviamente avanzata
Monostep a 65 gradi per 60 minuti e 60 minuti di bollitura, una sicurezza.

Per la luppolatura mi sono lasciato andare ad un vero e proprio delirio di riciclo di rimanenze di diversi luppoli avanzati per un totale di IBU di circa 85 usando in amaro una generosissima dose di luppolo Aramis (gentilmente donato da Mr. Malt nell’ultimo acquisto) e mix vari di Simcoe, Cascade e East Kent Golding in dosi sparse tra amaro, aroma e flame out). Come se non bastasse ho aggiunto a 5 minuti una bella dose di buccia di arancia amara avanzata e le alghette irlandesi avanzate per avere un po’ di pulizia.

Insomma, più che una birra sembra più una svuota magazzino…

A fine bollitura Enzo, la mia sacca bella, si presentava così:

 

Com’è andata la cotta.
In questo periodo, che sto producendo più birre del solito, mi sto lasciando andare parecchio alle prove e sperimentazioni, non solo per quanto riguarda stili di birra nuovi, ma sopratutto a tecniche. Questa volta ho voluto provare l’approccio minimalista alla birrificazione.
In un certo qual modo sono voluto ritornare un po’ alle origini di quando facevo BIAB: una pentola, un fermentatore, una paletta, fine della storia.

dentro così

fuori così

Ho usato quindi la mia pentola BIAP in modalità BIAB usando tutta l’acqua prevista tra mash e sparge e ho tirato fuori la vecchia cucchiarella di legno per mescolare di tanto in tanto l’impasto durante la saccarificazione senza usare pompe per ricircolo e altre automazioni. Effettivamente ho ottenuto un efficenza maggiore del solito e sono riuscito lo stesso a stare dietro a tutte le faccende, e mi sono anche preso del tempo per fare una telefonata ad un amico. Alla fine ho messo circa 15 litri in fermentatore e adesso già si sente sbuffare per tutta l’officina Briù.

Ultima nota.
La mia versione di black ipa, che non so ancora come si chiamerà, nasce un po’ dalla curiosità di provare il cold steeping, ma anche per la voglia di presentare, alla terza tappa del concorso presso l’Astral Beer Pub di Bologna, una birra diversa dal solito. Anche il mio amico Roberto Bob Homebrewing ha avuto la stessa idea… e sarà sicuramente una sfida, nel senso buono e affettuoso del termine, divertente.

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