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Se ne riparla a settembre

13 Settembre 2019 - il Blog, Tecniche e Consigli
Se ne riparla a settembre

Battezzare il mese di settembre come punto di inizio della nuova stagione brassicola non mi è mai piaciuto. Non sopporto avere delle scadenze, e poi mi piace fare birra tutto l’anno quando mi pare e piace, e poi anche perché possono passare periodi in cui ho più voglia di produrre rispetto ad altri.

Sta di fatto, che nel nostro DNA ormai è insito il concetto anacronistico del “se ne riparla a settembre” che poi inevitabilmente anticipa il “se ne riparla a gennaio” e così via fino a Natale 2038. Una continua corsa in nome della santa dea della procrastinazione.

Ma ormai ci siamo! A settembre intendo, ed è tempo di provare a fare ordine mentale e ordini on line e di lasciarsi ispirare dal fantastico hobby dell’homebrewing e pianificare le cotte e in che modo cambiare o modificare l’impianto di produzione.

Sarà un anno session!

Durante la forzata pausa estiva ho pensato a quello che potrebbe il filo conduttore per la stagione brassicola che mi porterà al 2020 e in una sorta di lampo di genio ho pensato di dedicare questa stagione alle birre “piccole”.

Negli anni passati ho provato a concentrarmi sulle birre “ciccione”, quelle ad alta OG per conoscere e capire meglio i miei limiti e quelli della mia attrezzatura. Poi ho cominciato a sperimentare la comodità dei piccoli batch da 10-15 litri fino a farli diventare quasi una costante delle mie produzioni. Quest’anno voglio continuare a provare a fare piccoli batch con l’obiettivo di almeno una cotta al mese, cercando di riproporre delle birre storiche dell’Officina Briù in versione Session, ovvero con OG mai superiore a 1.042, con una stima plausibile di gradazione alcolica mai superiore ai 5 gradi.

La motivazione di questa scelta, condivisibile o meno, può essere riassunta dai seguenti punti, che nascono sia da esigenze prettamente pratiche che filosofiche:

…e quindi passiamo dalla teoria alla pratica.

Idee per le cotte future.

Proviamo un po’ a ragionare su quelle che possono essere le prossime birre da fare.

Nei giorni scorsi, proprio in funzione di quanto scritto poche righe qui sopra, mi son chiesto su quali birre vale la pena provare a incaponirsi, almeno da qui a dicembre. Per il momento mi sono venute in mente 4 idee che meritano ancora di essere sviluppate in ricette.

Smash India Pale Lager

E via con una nuova bassa fermentazione, e via di nuovo col fast lager, e via di nuovo con il dry hop selvaggio. L’idea è quella di fare una birra dolcemente complicata: una smash di solo malto pilsner e con solo chinook in luppolatura e in dry hop puntando non solo alla facilità di bevuta, ma anche alla pulizia nel bicchiere. OG prevista 1.042… ovviamente.

Extra Brut Iga Again

In autunno non posso non fare la mia IGA. Con la versione dell’anno scorso, a mio avviso, ho raggiunto la quadra del cerchio: l’esperimento è riuscito molto bene, e voglio provare a replicare la stessa identica ricetta della mia SQL cercando solo di correggere il tiro per quanto riguarda la carbonazione osando un po’ di più e magari produrre più litri. Non si tratta di una birra session… ma chi se ne frega!

Birra alla patata

Ogni tanto mi viene voglia di provare a fare le cose strane, un po’ per provare, un po’ perché dopo un po’ ci si rompe le palle a fare sempre le stesse cose. Pensavo quindi di riprendere il gruit project e modificarlo con l’aggiunta della dolcissima patata dolce a pasta gialla bolognese. Ho un sacco di appunti sparsi su come gestire al meglio il famigerato tubero, e sono parecchi mesi che ci penso. Credo quindi che sia arrivato il momento giusto per mettermi alla prova. Ebbene sì, anche qui 1.042 di OG.

Fast sour beer

Pochi mesi fa ho letto sul blog di Antonio Condor Golia della sua personale coltura kveik per produrre una birra sour. Condor è una persona molto disponibile, gentile e paziente, sopratutto coi rompiscatole come me, e mi ha inviato un campione della sua selezione di lieviti kveik richiesti direttamente sul gruppo facebook gestito da lui stesso.

Modifichiamo l’impianto(?)

Ma non è finità qui, ovviamente. Dopo tutto questo tempo, sento il bisogno di modificare, o meglio, fare a mia immagine e somiglianza, parte del processo di birrificazione casalinga, sia per il mero piacere e sia per il gusto di migliorare sempre e comunque, o per lo meno, adattare il più possibile l’ambiente circostante alle mie esigenze.

Molto probabilmente farò una modifica alla mia pentola elettrica da 30 litri eliminando il controller nativo, che detto per inciso e senza inutili francesismi, fa cagare sangue. L’idea è di sostituirlo con un più versatile AxHTherm per gestire l’alimentazione direttamente da tablet o telefono. Ormai sono anni che lavoro in maniera in modalità semi-manuale, e conosco molto bene l’inerzia termica della mia pentola di mash, e nonostante le mille cose da fare e da tenere sotto controllo durante la cotta riesco sempre a trovare un momento per controllare l’andamento dell’ammostamento, ma avere un secondo cervello a disposizione che pensa al posto tuo, fa sempre comodo.

Inoltre il nuovo anno brassicolo porterà interessanti novità per migliorare, almeno nelle intenzioni principali, la parte più noiosa del processo di birrificazione casalinga: l’imbottigliamento.

Ormai sono anni che dico che gli homebrewers sono animali sociali, che attraverso internet si aggregano per fare gruppo, discutere, fare nuove amicizie e crescere, a livello tecnico, insieme. Non si tratta di una prerogativa esclusiva dell’homebrewing, ovviamente: tutti gli hobbisti di qualsiasi cosa si possono riconoscere in questa descrizione. E nei vari gruppi on-line che frequento, una delle parole magiche che fin’ora ha contraddistinto questo 2019 brassicolo italiano è sicuramente “contropressione”. Il tabù, se così si può dire, è stato sdoganato, e adesso possibile avere in casa un setup per l’imbottigliamento in contropressione con una spesa tutto sommato che è possibile definire accettabile, e si sente parlare di contropressione dappertutto e in tutti i modi, nella maniera più complessa o semplice possibile.

In tutto questo, l’amico Davide Shockwave82 Cantoni, homebrewer dai mille talenti, si sta eleggendo a portavoce di questa tecnica modaiola (perché a tutti gli effetti è una moda) e insieme a Maurizio Romiti, Luca Cottini e altri guru dispensano perle di saggezza, video, tutorial, consigli e modi per svuotare tasche, attraverso un gruppo facebook completamente dedicato all’argomento. E anche io non ho saputo resistere al richiamo delle sirene…

Ho avuto il piacere di conoscere Maurizio Romiti di persona e di bere una birretta insieme a lui seduti direttamente ai tavolini del Fuori Stile, un locale fichissimo a Riva del Garda, e nonostante il poco tempo passato insieme a parlare di figli, vacanze e a margine anche di homebrewing, ho capito di avere di fronte una persona molto gentile, modesta ai limiti dell’umiltà e con una grande passione per l’hobby comune. E anche di questo ringrazio questo hobby strampalato.

Contropressione sì, ma a modo mio.

In tutte le cose è opportuno, oltre lo studio, essere malleabili e capaci di trovare un punto di incontro tra la tecnica e se stessi.

Per quel che mi riguarda, ho capito che tra la contropressione (intesa come processo di imbottigliamento in assenza di ossigeno e con carbonazione forzata) e la mia officina il miglior compromesso sia imbottigliare usando la beer gun.

Sento già salire l’obiezione “eh… ma così non è contropressione!”, e chi lo dice e lo pensa ha perfettamente ragione. Ma come ho appena detto, il miglior compromesso per la mia situazione è, a conti fatti, questo. Ciò non toglie che con i dovuti e minimi accorgimenti si può restare comunque fedeli alla linea nonostante le divergenze della base. Conto comunque di documentare tutto su queste pagine.

…e l’esame BJCP?

Come se non bastasse, in tutto questo vorrei trovare il tempo per continuare a studiare e arrivare preparato al Beer tasting Exam che, se continuo a rimanere dell’idea di voler fare in Italia, non potrò provare prima dell’ottobre 2020 (sempre nella speranza che MoBI confermi questa informazione e se nel frattempo non cambi qualcosa). E incrociamo le dita.

Last but not least

Visto che a forza di sentirmelo dire, me ne sono convinto anche io, considero questo settembre anche come punto di partenza per prendermi un po’ cura del mio corpo e buttare giù tutti quei millemila chili presi negli ultimi due anni, vuoi per stress, vuoi per noia, vuoi per distrazione. Da inizio mese sto monitornando costantemente le calorie ingurgitate e ho ridotto drasticamente, se non eliminato del tutto, dai pasti tutte quelle cose buone che inevitabilmente non ti fanno più entrare nella mitica taglia 30 dei miei adorati jeans Levi’s® 501®. Si tratta dicuramente di un obiettivo a lungo termine, diciamo entro la primavera del 2020. Non è la prima volta che mi pongo una sfida del genere, e in passato sono sempre riuscito facilmente nell’impresa.

Diciamoci la verità: avere la panza fa proprio schifo.

TL;DR

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