Menu

Pimp my BIAP

10 Febbraio 2020 - il Blog, Tecniche e Consigli
Pimp my BIAP

Negli ultimi tempi, sempre più prepotentemente mi capita di leggere o partecipare a discussioni che hanno come tema e obiettivo non solo quello di eleggere a furor di popolo la regina dei sistemi di birrificazione casalinga All-In-One, volgarmente detti BIAP che sta per Brew In A Pipe, ma anche di quali modifiche introdurre per ottimizzare al meglio il sistema in questione per aumentare la sua già alta efficienza di base.

Fermo restando che una risposta assoluta, definitiva e collettiva non esiste e che in casa ognuno è libero di fare quello che preferisce (nei limiti consentiti dalla legge e poi dal buon senso), provo a dire la mia.

Ma prima facciamo una breve panoramica dei maggiori sistemi BIAP diffusi sul mercato, partendo da quelli più economici per arrivare quelli più costosi e famosi. Inutile dire che esistono altre marche e versioni da aggiungere a questa lista, ma vuoi il loro prezzo enorme, vuoi per i litraggi finali estremamente superiori ai “normali” 30-40 litri fnali, preferisco non citarle.

Quale All-In-One scegliere per fare birra in casa?

Sono ormai diversi anni che faccio birra in casa utilizzando una pentola BIAP, All-In-One, o AIO che dir si voglia.

La mia è una vecchia versione di questa pentola. Si tratta di una pentola molto economica dalla configurazione spartana: circa 30 litri di capienza, 2500w di potenza per 23-25 litri finali, pompa esterna e un controller molto poco affidabile, ma con un paio di vantaggi che la rendono più performante rispetto alle pentole più famose. Poi vi spiegherò il perché.

Molti colleghi e amici homebrewer hanno preso la cosiddetta “pentola cinese“, modello proveniente dall’oriente, rimarchiato in occidente e rivenduto da moltissimi marchi, tra cui la Klarstein.

La pentola esiste in due versioni:

Altri prima di me sono quasi impazziti cercando di scovare le differenze di prodotto tra un rivenditore e l’altro, senza venirne a capo. Il motivo è molto semplice: differenze non ce ne sono. A parte il prezzo, che oscilla di circa 20 o 30€. Se io oggi dovessi scegliere una nuova pentola per fare birra in casa, molto probabilmente opterei per questa pentola, probabilmente nella versione da 50 litri: non voglio precludermi la possibilità di fare i soliti 25 litri di mosto, come non voglio avere problemi se voglio provare ad aumentare i litraggi. E come se non bastasse, con le opportune accortezze, è possibile addirittura provare a fare minibatch da 10-15 litri. Insomma, si tratta di una pentola molto versatile, che si adatta alla maggior parte delle casistiche di homebrewing.

Poi c’è il Braumeister.

Il Braumeister è stato davvero il primo AIO che si è visto girare, e nonstante gli anni e la concorrenza, continua ad avere un prezzo proibitivo e le stesse limitazioni di anni fa. Per quel che ne so io, queste macchine esistono prima della costruzione delle Piramidi di Giza. Si narra che migliaia di anni fa, gli alieni scesi sulla terra si sono inchinati di fronte a questa macchina, già da tempo adorata e venerata in tutta l’europa settentrionale come una vera e propria divinità dalle civiltà precedenti la nostra.

…E il GrainFather?

Ah già… c’è anche lui. Spesso ci dimentichiamo del GrainFather come pionere apri-pista cheap degli All-In-One alternativi al costosissimo Braumeister.

Le caratteristiche portanti di queste pentole, bene o male, sono sempre le stesse. una caldaia, delle resistenze elettriche pilotate da un controller, un cilindro inox e due dischi forati dove incastrare i grani, un sistema di troppopieno, una pompa per un ricircolo continuo del mosto e altri gadget di varia natura.

Insomma, qualsiasi sia il setup che preferite o che avete già, vi sarete accorti nel tempo che gli impianti AIO non sono perfetti. Sono macchine che portano con sé difetti congeniti. Ovviamente sul mercato esistono soluzioni da affiancare al sistema che vanno a coprire una o più lacune. Ma spesso possiamo risolvere con pochi mezzi e con poca spesa in modo da aumentare considerevolmente l’efficienza, sia dell’ammostamento che della bollitura. Basta avere un po’ di intuito e manualità.

Ecco quindi una serie di soluzioni, le migliori per me, per risolvere la maggior parte dei problemi noti ed aumentare l’efficienza delle nostre amate pentole All In One.

Tappetino isolante per coibentare.

Una delle ossessioni di circa il 99% degli homebrewer è quella di mantenere costante il target di temperatura prefissata, per la fase di ammostamento. Meglio addirittura se in maniera automatica. Abbiamo perciò montato PID, centraline, sensori, e altra roba assurda sulla nostra pentola per cercare di ottimizzare i consumi elettrici a beneficio dell’obiettivo, ovvero mantenere costante la temperatura il più a lungo possibile, per esempio, durante l’ammostamento. Premesso che io non ho mai creduto nei PID, sono anni ormai che coibento l’esterno della pentola con un semplice tappetino da stretching, che per pochi euro si vendono nei negozi sportivi: in un’ora di ammostamento e con ricircolo attivo ho una dispersione di circa 1grado senza mai attivare la resitenza. BOOM.

Una pompa da ricircolo esterna.

Dopo la cotta, è necessario pulire bene la pompa da ricircolo, sopratutto se il nostro sistema ne ha una nascosta. Esistono ovviamente dei detergenti apposta, e ogni 2-3 cotte è necessario smontare tutto e procedere ad una pulizia più certosina. Ma perché pulire la pompa con sistemi complicati quando si può usare una pompa esterna, avanzo magari di un vecchio impianto? Ammetto, adoro tantissimo questa soluzione soprattutto perché la mia pentola ha già di suo una pompa esterna. E se nel caso si dovesse rompere, o avessi bisogno di cambiarla, ecco che mi basta sostituire solo la pompa, senza intervenire direttamente sulla pentola.

Un filtro per il foro.

Un altro punto molto debole degli All In One è il foro di pescaggio del mosto in fondo alla pentola: spesso si intasa, sia usando pellet libero, sia se qualche glumella viene risucchiata. So che viene già venduto un filtro per ovviare a questo problema, ma chi lo usa lo ritiene poco affidabile e poco resistente, motivo per cui l’amico Mattia ha costruito un filtro (quello in foto, per capirci) molto pià resistente e versatile e che risolve definitivamente il problema. Il filtro non è fisso e può essere combinato a proprio piacimento. Classico esempio di soluzione semplice, versatile e pratica.

Saldare il disco forato in fondo al tubo di ferro.

Ho letto che molti homebrewer, sopratutto durante le prime cotte con questo sistema, nel momento fatidico dell’estrazione del pipe si sono ritrovati il tubo di ferro in mano completamente vuoto e i malti in pentola. Non è per niente una cosa bella, per svariati motivi, non ultimo quello che l’unico modo per recuperare la situazione è fare un tre tini improvvisato. E se volevo fare tre tini… vabbè ci siamo capiti.

Per risolvere alla radice questo problema, sarebbe opportuno scegliere un sistema che abbia un vero e proprio cestello di ferro con il fondo forato saldato, in modo tale da non avere problemi di nessun tipo durante l’estrazione (modestamente, il mio cestello è così). Una valida alternativa è quella di fissare il disco inferiore al tubo (Attenzione: il tubo di ferro si ovalizza solo a guardarlo male) con delle L e delle viti inox che si trovano abbastanza facilmente sui AliExpress. Questa semplice modifica già allunga tantissimo la vita all’homebrewer.

Ah… nel caso ve lo stesse chiedendo, il disco superiore non serve a nulla. Potete pure eliminarlo.

Usare la lolla e sfarinare i grani durante la macinatura.

Ammetto che questo consiglio non è per niente ortodosso, ma sono anni ormai che macino i grani settando la distanza di 1mm tra i due rulli del mio mulino. Questo mi permette di avere una macinatura un po’ più fine, senza avere troppe farine. Ovviamente è necessario integrare nel grist una buona dose di lolla di riso, e il ricircolo non avrà problema alcuno. Di solito metto circa 200 gr di lolla di riso su un grist di 5kg di malto. Già verso la prima metà dell’ammostamento ottengo un buon mosto limpido.

Mescolare durante l’ammostamento.

Aggiungere la lolla di riso, mi permette di fare un’altra cosa poco ortodossa: mescolare i grani durante l’ammostamento per rimuovere le eventuali canalizzazioni e per aumentare ulteriormente l’efficienza. Una mescolata vigorosa ogni 20 minuti, ho notato, è un ottimo compromesso tra le mille cose da fare durante la cotta e la resa finale.

Eliminare il tubo del troppopieno.

Il tubo del troppopieno, lo sappiamo, funge solo da protezione per evitare di far lavorare la pompa a vuoto, sopratutto in presenza di mash molto densi. Ma usare la lolla di riso ci viene in aiuto anche su questo aspetto. Io ormai ho eliminato del tutto il tubo del troppopieno e ho chiuso il foro centrale in fondo al cestello con dado e contro dado inox e un paio di rondelle, anche queste inox, comprate sempre per pochi euro dall’amica Cina. Anche perché per rimescolare le trebbie… quel tubo inutile è proprio fastidioso!

Enzo, la sacca troppo bella.

Quando ebbi l’idea di questa sacca, di cui parlo abbondantemente qui, non immaginavo che sarebbe divenuta una componente fondamentale delle mie cotte. Prima di immergere il cestello nella pentola, infilo sempre Enzo, la mia sacca troppo bella, su a mo’ di preservativo. Ho scoperto nel tempo che la sacca non solo mi aiuta a portare in bollitura un mosto più pulito, ma raccoglie tutte quelle farine e quelle schifezzuole che per forza di cose riescono a passare dai fori del fondo forato. Subito dopo l’estrazione del pipe, quando tolgo la sacca, trovo sempre un bel panetto di circa un etto, che altrimenti sedimenta sul fondo della pentola aumentando notevolemente i rischi di caramellizzazione, bruciatura e di incrostazioni. Così dopo l’ammostamento faccio una pulizia sommaria e sono pronto per riutilizzare la mia sacca per la fase della luppolatura, come una mega hop bag, da rimuovere durante il raffreddamento. Praticamente ho eliminato quasi del tutto il trub e altre schifezze.

I “tagli” durante lo sparge

Anche questa è una pratica poco ortodossa, ne convengo. Si tratta di fare dei tagli, o delle croci, con la paletta nelle trebbie durante lo sparge. In questo modo riesco a guadagnare del tempo e rimuovere il cestello in fretta per passare direttamente alla bollitura.

Eliminare il mash out e fare sparge a freddo.

Queste due cose non servono ad aumentare l’efficienza e non richiedono attrezzatura aggiuntiva. Ma le segnalo lo stesso. Sarà che nel cuore del mio cuore io sarò sempre un BIABbista, ma il mash out nei sistemi BIAP serve a ben poco. Inoltre, sono già diverse cotte che faccio sparge usando acqua a temperatura ambiente e non ho notato tutte ste gran differenze di efficienza rispetto a quado uso acqua a 78 gradi. Provare per credere.

Conclusioni.

Con gli opportuni accorgimenti adottati negli anni, mi sono ormai stabilizzato su un efficienza dell’impianto di circa il 72% e sinceramente sono molto contento. Ovvio, non è un numero altissimo, ma è un numero costante, e questo è molto più importante perché mi permette di usare correttamente le stime previste durante la stesura della ricetta.

Se ho dimenticato qualche trucchetto per migliorare la gestione degli All In One, scrivete pure un commento qui sotto e parliamone.

Un ultima cosa: in questo articolo ho messo dei link ad Amazon: ho attivato il Programma Affiliazione Amazon e ogni tanto consiglierò nei post, in pagine dedicate o sulla pagina facebook qualche bel consiglio per gli acquisti. Si tratta di un modo semplice per supportare questo blog visto che chi compra da quei link non avrà nessun sovraprezzo.

Continua a leggere...

10 pensieri su “Pimp my BIAP

elteo79

“sparge a freddo”? Mi si sono accese mille lampadine!!
Scusa l’ignoranza (sono un principiante, finora ho fatto solo 3 cotte in BIAP) è la prima volta che ne sento parlare, veramente è possibile senza incorrere in fenomeni spiacevoli?
Per caso hai scritto qualche articolo a riguardo?

Risposta
    ostelinus

    ciao, io no, ma ovviamente esiste un interessante articolo su brulosophy: http://brulosophy.com/2016/04/11/sparge-temperature-pt-1-standard-vs-cool-exbeeriment-results/
    quello che dico io è semplicemente “prova e vedi come ti trovi”.
    di mio ti dico che mi trovo bene, nonostante non sia una pratica ortodossa.

    Risposta
      elteo79

      Certo che provo! Sono recentemente sfrattato dalla cucina al garage avrei lo sbattimento, ed avendo un classico contratto domestico a 3kw dovrei acquistare fornello + bombola solo per scaldare l’acqua di sparge.
      Se questo sparge a freddo non causa disastri lo adotterò di sicuro.

      Ti ringrazio per il gran lavoro che fai, gli articoli sono sempre chiari e fruibili anche per noi neofiti, è grazie (o per colpa) anche a te con il tuo blog se mi sono lanciato in questo hobby!

      Risposta
        ostelinus

        Vostro umile servo 🙂

        Risposta
Alberto

Ciao, sito molto interessante. Sto valutando l’acquisto di una AIO economica, una Klarstein Maischfest. Cosa ne pensi? Il prezzo la fa da padrone e pensavo alla versione da 35 lt per non avere problemi di fuoriuscita di mosto in bollitura. Non ha la pompa di ricircolo ma come dici tu si può aggiungere esternamente. Grazie per le dritte.

Risposta
    ostelinus

    Ciao! In sé la pentola che dici ha un buon rapporto qualità prezzo. L’importante è non affidarsi troppo a quei termostati

    Risposta
Francesco Paolo Testagrossa

Ciao, articolo molto interessante. Potresti darmi qualche info in più sul filtro autocostruito per la pompa? Più che altro i due minibazooka dove si trovano? Il tubicino con il raccordo a T sono facilmente reperibili. Grazie in anticipo.

Risposta
    ostelinus

    il “tubicino” è in acciaio, credo che si tratti di un pozzetto porta sonda opportunamente modificato; il resto sono oggetti che si trovano abbastanza facilmente su aliexpress

    Risposta
Francesco Torre

Grande articolo!

Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *