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Perché partecipare ai CONCORSI per HOMEBREWERS è completamente inutile

4 ottobre 2018 - il Blog
Perché partecipare ai CONCORSI per HOMEBREWERS è completamente inutile
due noti homebrewers

L’Homebrewing, spesso ci piace dire, è aggregazione, amicizia, fratellanza. E tutte quelle cose belle che piacciono a noi fricchettoni cresciuti col mito del Peace & Love.

Infatti, è arcinoto ma non documentato abbastanza, che il movimento pacifista per eccellenza si è letteralmente frantumato nel momento in cui sono nati i primi concorsi dedicati agli homebrewers.

Come funzionano i concorsi per homebrewers?

La storia narra che all’interno della comunità nascente di homebrewers, composta in maniera variegata da persone più o meno esperte e con padronanza della materia, crebbe l’idea di creare competizioni specifiche per eleggere la migliore birra del circondario, e per avere un giudizio tecnico e il più possibile oggettivo sulla propria produzione.

A tal proposito sono stati studiati metodi di valutazione per valutare le birre in maniera scevra da qualsiasi pregiudizio, come per esempio il BJCP e le schede di valutazione. Questi strumenti, per quanto imperfetti e in perenne evoluzione, sono stati di conseguenza affiancati da quello che può essere considerato il più grande strumento di confusione immaginabile: il giudice membro della giuria.
Il giudice membro della giuria è la rappresentazione concreta di quanto più volubile e di parte possa esistere in una competizione brassicola (ma questo ovviamente, vale per tutte le competizioni). Intendiamoci, il mio Je accuse non è rivolto ai giudici, o per lo meno non solo ai giudici di una competizione: essi spesso sono la sincera rappresentazione del concorso che rappresentano, in quanto sarebbe veramente da sciocchi pensare che dietro un concorso ci sia – aperte virgolette – solo – chiuse virgolette – voglia e bisogno di fare aggregazione tra homebrewers del territorio. I motivi sono mille e mille e possono essere tutti motivi validi: Chi organizza un concorso, lo fa fondamentalmente per farsi pubblicità come associazione… oppure sponsorizzare un birrificio locale con la sua cotta premio sempre in lista… oppure riempire uno spazio vuoto ad una manifestazione, un evento o qualsivoglia posto dove c’è la possibilità di mettere due spine… etc etc.
Sta di fatto che, su tutto il territorio italico, negli ultimi anni sono nati centinaia di concorsi per homebrewers: non è raro andare alla sagra della salsiccia di coniglio tartufato nella provincia sperduta di qualcosa e di beccare concorso per homebrewers. Nella versione più scafata, possiamo trovare addirittura dei premi in palio: materiale per homebrewers e buoni acquisto presso i più noti rivenditori on line, che non si tirano mai indietro come sponsor. E viene sempre ben specificata la richiesta di una quota di partecipazione, che può variare dai 5€ nella migliore delle ipotesi, altrimenti anche tranquillamente 10€ a birra iscritta, se non di più. Nella stragrande maggioranza dei casi, va detto, gli introiti sono oboli utili ed indispensabili per coprire i costi di organizzazione e autofinanziamento, o per raccogliere i fondi da usare per il montepremi. E per invitare i giudici a prendere parte alla stesura delle schede di valutazione. Il miglior punteggio, ovviamente, prende il primo premio. Il miglior punteggio però in base a quale criterio di valutazione?

La scheda di valutazione, enorme chimera

Intendiamoci, io non sono un homebrewer da podio. Sono uno dei semplici avannotti, in un mare in cui i pesci grossi sono altri. Non ho velleità di questo tipo, e non ritengo le mie birre esenti da difetti al punto tale da “competere per vincere”. E infatti non ho partecipato con le mie birre a tanti concorsi e quando l’ho fatto, l’ho fatto per un motivo ben preciso: avere un parere oggettivo e spassionato sulla birra in questione. Io sono ben conscio di essere, col mio obolo versato, uno dei tanti sponsor del concorso in questione. E come me, c’è tanta gente che manda la propria birra per lo stesso motivo: non tanto per vincere o piazzarsi sul podio, quanto per avere una scheda di valutazione e dei consigli…
Mi sono accorto, col tempo, che non esiste NIENTE DI PIÙ SBAGLIATO!
Tutte le schede che ho ricevuto dai concorsi a cui ho partecipato, non mi hanno insegnato e corretto praticamente nulla! E non pensate che io sia un caso isolato o che sia esigente: mi capita sempre più spesso, a seguito di concorsi per homebrewers, di confrontarmi con gli altri concorrenti e leccarci le ferite a vicenda perché non solo la nostra birra è stata ahimé scartata, ma senza sapere un perché che vada oltre il numerino assegnato dentro la casella come un voto lapidario e senza diritto di appello ed approfondimento. Oltre il danno la beffa.

E dire che dietro tutti i concorsi ci sono sempre organizzatori che tendono sempre a darsi un tono, sottolinenando quanto la loro manifestazione sia diversa dalle altre: più seria, più aperta, più qualificata, più tutto… con le loro mille mila schede da presentare per ogni birra sottoposta. Ti viene  chiesto di specificare non solo stile, e altre piccole informazioni necessarie. Viene richiesta anche la ricetta in tutti i suoi punti: IBU, rapporto BU/GU, grist, temperatura, andamento della fermentazione, marca e modello dell’impianto e pure del sifone automatico che ha usato il tuo vicino di casa mille anni fa, come se fosse fondamentale per giudicare quello che stai presentando. E a te non resta che sbatterti e compilare mille schede per presentare ad un concorso una birra pena l’esclusione dal concorso, ovviamente…

una delle mille schede vuote che ho ricevuto nella mia carriera da utente dei concorsi.

E ben sapendo che la tua birra verrà scartata, attendi con calma la scheda di valutazione, che arriva, puntualmente in ritardo di mille anni che tu nemmeno ti ricordavi del concorso in questione… e cosa ti ritrovi alla fine di tutto? Ti ritrovi avanti, nella migliore delle ipotesi, un foglio bianco con due numeri buttati li; a volte dei giudizi lapidari, in alcuni casi anche degli insulti (ricordo con affetto una scheda in cui un giudice tracotante espresse il suo “Spero di non stare male” come commento generale…).
Ma davvero? Davvero sono queste sono schede di valutazione?!? Tralasciamo un attimo la maleducazione e la voglia di avere lo spazio per fare il proprio show… Ma stiamo scherzando? Ma chi si vuole prendere in giro?
L’impressione che si ha è solo quella che la scheda sia stata compilata usando uno di quei dadi che usavo quando giocavo di ruolo a Dungeons & Dragons. Getti il dado e scrivi il numero così… alla viva il prete.
E poi, come se non bastasse, sbirci le classifiche, e casualmente, tra i vincitori trovi sempre i membri dell’associazione stessa e promotrice dell’evento… che caso.

Adesso faccio una domanda, aperta a tutte le associazioni, pub e enti che organizzano concorsi per homebrewers: a cosa servono gli insulti in una scheda di valutazione? Per agevolare lo show al giudice di turno? E vogliamo parlare degli spazi volutamente lasciati bianchi? Che cosa rappresenta una scheda con spazi bianchi vuoti e due numeri buttati a caso? Che cosa li avete messi a fare? è davvero così difficile compilare una scheda di valutazione da non riuscire a scrivere qualcosa in merito a quello che, tra l’altro, siete stati chiamati a fare? Ma davvero ci considerate degli idioti?
Siete bravissimi a pretendere serietà a chi si iscrive (e paga) per avere un parere da un qualche esperto del settore, e vi permettete il lusso di permettere che succedano ‘ste cose? ma non vi vergognate? Ma chi volete prendere in giro?
Fatevi un favore, cambiate mestiere, che è meglio! Permettendo questi atteggiamenti diventate automaticamente il marcio che una comunità come quella dell’homebrewing italiana, dovrebbe isolare, deridere e bistrattare! E sarebbe ora inziare a farlo sul serio.

Homebrewers! Boicottate i concorsi!

Queste pessime abitudini devono finire. E non finiranno fino a quando non ci lamenteremo e non denunceremo questo diffuso mal costume. Se continuiamo a stare zitti, questi signori si sentiranno in diritto a continuare a prenderci per il culo. Come fare? Colleghi homebrewers, non c’è niente di male nel fare richieste all’organizzazione. Bisogna pretendere di sapere

Già così è sufficiente per farsi un idea da subito se quel concorso è da considerarsi affidabile e se la giuria è imparziale, competente e in grado di fare formazione, o se ci sono persone messe lì così… un tanto al chilo.

Se è davvero così impegnativo gestire un concorso per homebrewers, come ovviamente tutte le associazioni promotrici ci tengono a dire, allora che si dedicassero ad altro. E ricordate, e stavolta parlo direttamente alle associazioni che si sentono chiamate in causa, che è sufficiente controllare le schede di valutazione compilate… e se una scheda non è compilata in tutte le sue parti, richiamate quel giudice e gliela fate rifare 100 volte, come quando alle elementari si sbagliava un esercizio.

All we are saying is… Compilate bene quelle cazzo di schede!!!
Già questo sarebbe sufficiente per distinguersi. Peace & Love.

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