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Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale

3 Settembre 2020 - il Blog
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale

Come suggerisce il grande Francesco Guccini, maestro di vità e di virtù, nella Canzone dei dodici mesiSettembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’ età / dopo l’estate porta il dono usato della perplessità / della perplessità“. Ne aprofitto un attimo per sedermi e pensare e ricominciare il gioco della mia identità. Casalingo-brassicola, ovviamente.

In diversi post di questo blog ho detto che preferisco fare bilanci solo a fine dicembre, visto che almeno per me non esiste il concetto di stagione brassicola: faccio birra anche nei mesi fottutamente caldi, per poi regolarmente pentirmene quando arriva il tempo di imbottigliare. Ma è proprio in settembre che effettuo l’ordine di materie prime più importante e sostanzioso e stendo un canovaccio di quella che può essere considerata una sorta di pianificazione sommaria delle future cotte. Quindi proviamo un attimo a guardare indietro alla stagione brassicola passata e a fare una specie di valutazione di come sono andate le cose.

Breve resoconto della stagione brassicola 2019 – 2020

La stagione è cominciata relativamente tardi, ad ottobre inoltrato, ma una volta che ho ingranato il ritmo sono riuscito a fare 11 cotte fino ad agosto: quasi una al mese. Queste sono le birre fatte nel 2019, mentre quest’altre sono quelle fatte nel 2020. Sicuramente l’aumento della produzione è, diciamo, un effetto collaterale del lockdown che abbiamo tutti vissuto. La mia famiglia ed io, finora, siamo stati tutti bene a parte dei disagi dovuti alla clausura forzata, ma tutto sommato siamo stati molto fortunati, perché c’è sicuramente chi se l’è passata peggio di noi.

Accanto ad ogni birra prodotta ho messo anche il link di questo blog dove ragiono a voce alta su quanto prodotto, e in alcuni casi, siccome le cose da dire sulla singola cotta non erano poi così interessanti, ho fatto un post cumulativo: 3 ricette al posto di un post. Ci sono birre non documentate e di cui non ho scritto niente su questo blog, sia per prigrizia sia perché sono state birre tanto schifose che sono andate nel lavandino direttamente senza passare per il via: due birre si sono infettate, e casualmente condividevano lo stesso fermentatore con un infezione che non sono riuscito a sconfiggere nonostante i vari e ripetuti cicli di candeggina, peracetico e starsan, e visto che stiamo parlando di pochi euro… ho pensato bene di alzare bandiera bianca, e di liberarmene. Peccato per le due birre: sarebbero state sicuramente interessanti, se non fosse per quel deciso odore di fogna di Calcutta che si portavano dietro. L’ultima birra non documentata è una svuota magazzino. La swarzbier, ultimissima birra della stagione, in programma è saltata perché purtroppo non avevo sufficiente lievito; e ho quindi ripiegato in un vero e proprio minestrone: ho preso tutti i sacchettini mezzi aperti di malti speciali e tostati che avevo, le varie giacenze di luppolo avanzate e un lievito e ho fatto la frittata… ed è venuta fuori una birra che non sa di niente. Ma veramente di nulla. Cattva no. Ma veramente inutile.

Del resto, ci son state delle produzioni di cui sono molto soddisfatto. Per quanto mi possa ritenere ipercritico nei confronti delle mie produzioni, quest’anno mi son dato da solo delle pacche sulle spalle per diverse birre che sono uscite dalla mia Officina Briù. La produzione della mia Italian Grape Ale migliora di anno in anno, segno che le piccole correzioni fatte negli anni sono solo migliorativi. La mia India Pale Lager (o Hoppy pils) è letteralmente evaporata nei bicchieri ed è finita in meno di un mese. L’intenzione era di fare una birra da portare in ufficio per festeggiare coi colleghi il rientro in ufficio, ma vista la situazione… me la sono bevuta tutta io. Finalmente ho fatto una Stout degna di questo nome, e non la solita olivetta con un po’ di tostato intorno. Ho perfezionato la ricetta del mio gruit che è veramente una buona non-birra, piacevole, dissetante e fuori le righe. La Bitter fatta ad ottobre scorso, seguendo la ricetta di Allo di Canediguerra, è venuta buona buonina. La session IPA fatta a giugno tiene ancora botta: nonostante tutto ancora non è sopraggiunta l’ossidazione. La birra fatta a gennaio con i prodotti a km 0 era decente nonostante sia stata una ricetta fatta alla cieca. Le altre birre fatte si son lasciate bere: niente di memorabile, senza infamia e senza lode. Birre lavandinate a parte, ovviamente.

Level OG 1042 achieved!

Uno dei motivi per cui quest’anno molte birre mi sono uscite, diciamo, più che decenti, è per via di una pianificazione fatta a settembre dell’anno scorso in cui, al netto di alcune eccellenti eccezioni, mi sono imposto di fare tutte birre con OG 1042 prevalentemente per risparmiare un po’ sulle materie prime, e in secundis per affinare ulteriormente la tecnica di produzione. Ho effettuato solo due ordini di materie prime: settembre 2019 e gennaio 2020, per una spesa totale di circa 150€. È pur vero che non si fa birra in casa per risparmiare, e chi lo pensa è veramente pazzo, ma sapere che al netto dei consumi elettrici e di poche spese accessorie, sono riuscito a stare in una spesa molto contenuta… male non fa. Considerando che poi, tutti i soldi risparmiati in materie prime sono stati investiti in altri progetti

Quindi, posso serenamente autoproclamarmi Signore di OG 1.042!
Con tanto di asciugamano al collo e Guida galattica per autostoppisti sotto braccio. Oh Yeah!

E arriverà il 2021

Ma basta parlare del passato: forza e coraggio e guardiamo avanti! Come di consueto, provo a buttare giù delle idee per delle prossime cotte, o almeno una linea generale da percorrere, per poi ritornare a settembre dell’anno prossimo e provare a tirare le conclusioni.

Sinceramente sono molte le idee che mi frullano per la testa e le birre che mi piacerebbe provare a fare. A differenza dell’anno scorso non ho una linea precisa e ben definita di quale strada percorrere, e come al solito improviserò strada facendo. Il trait d’union di questa futura stagione sarà la sregolatezza… sarà l’intuizione… sarà il genio… sarà la stravaganza… oppure saranno le solite birrette demmerda™, che tanto piacciono a me e al mio amico Biondo.

Magari un English Barley Wine…

Per tutto l’anno scorso, mi sono divertito molto a fare e pensare (e bere) birre ad OG contenuta, e credo che sia proprio il caso di puntare su un birrone un birrone tosto e strutturato magari da far invecchiare un po’. Potrebbe essere quindi arrivato il tempo di provare a fare una mia interpretazione di questo stile molto particolare. Sarà sicuramente la sfida dell’anno!
Intenzioni: ★★★★★
Probabilità di successo: ★☆☆☆☆
Probabilità di Birrette demmerda™: ★★★★★

Magari una Imperial Stout…

Sempre sul filone dei birroni strutturati… potrebbe essere carino mettere in cantiere una imperial stout, magari in versione pastry. Una bella tamarrata cafona da bere con forchetta e coltello.
Intenzioni: ★☆☆☆☆
Probabilità di successo: ★☆☆☆☆
Probabilità di Birrette demmerda™: ★★★★★

Magari una Italian Grape Ale…

Massì… perché no? La IGA va sempre onorata. Sarebbe carino provare ad applicare delle modifiche o a creare una versione alternativa, magari provando un altro vitigno.
Intenzioni: ★★★★★
Probabilità di successo: ★★★★★
Probabilità di Birrette demmerda™: ☆☆☆☆☆

Magari una Toast Ale…

Da non confondere con il Kvas! L’idea è quella di realizzare una birra semplice e beverina, presumibilmente una golden ale, caratterizzata dall’uso in ammostamento di vecchio pane secco avanzato. Di solito in casa compriamo pane senza sale, e capita che avanzi e diventi secco. Di norma diventa pan grattato da usare per polpettoni o cotolette, ma l’idea di utilizzarlo come aiutino in ammostamento non mi dispiacerebbe affatto.
Intenzioni: ★★★☆☆
Probabilità di successo: ★★★★☆
Probabilità di Birrette demmerda™: ★★★☆☆

Magari una Spelt IPA…

…O se preferite l’italiano, una birra con farro. Maltato, ovviamente. Stiamo parlando di uno dei maggiori cereali coltivati in Italia, con proprietà simili all’orzo che tanto amiamo. Potrebbe essere carino provare a fare una birra con orzo e farro maltato. Che ne dite?
Intenzioni: ★★★☆☆
Probabilità di successo: ★★★☆☆
Probabilità di Birrette demmerda™: ★★★★☆

Magari una Berliner Weisse…

Chi mi conosce un po’ sa quanto mi sia indifferente il metodo di produzione che va sotto il nome di kettle sour: dividere la cotta in due giornate diverse mi sembra alquanto una perdita di tempo. Motivo per cui stavo pensando di fare una Berliner Weisse col metodo del sour mashing, che di giorni ne prevede almeno tre! Mi sembra logico, no?
Intenzioni: ★☆☆☆☆
Probabilità di successo: ★☆☆☆☆
Probabilità di Birrette demmerda™: ★★★★★

Magari una Gose…

Un giorno, dopo aver fatto un lungo bagno al mare, avevo voglia di una birra. Il bar dello stabilimento, oltre quella merda colossale di ichnusa non filtrata, offriva una Session Ipa della Lagunitas, che benuta in riva al mare mi è parsa stranamente buonissima e molto in forma. Entusiasta della cosa, ne ho prese un paio al supermercato e… niente… mi ha fatto schifo. Fine del’entusiasmo. Dopo averci ragionato un pochettino sono arrivato alla conclusione che Gino Paoli ne sapeva a pacchi già da allora: il sale migliora ed enfatizza la percezione che si ha dei sapori. Motivo per cui non mi dispiacerebbe mettere in cantiere una birra speziata con una nota sapida bene in evidenza. E se riesce bene, attaccarci una serie di altre birrette sempre salate.
Intenzioni: ★★★★☆
Probabilità di successo: ★★★☆☆
Probabilità di Birrette demmerda™: ★☆☆☆☆

Magari una Blanche…

Un’altra sfida che voglio provare per vedere fino a che livello arriva il masochismo è quello di provare a dare la mia interpretazione di uno stile birrario che mi fa schifo. Non ho avuto nemmeno bisogno di pensarci su troppo per individuare il colpevole: una bella blanche demmerda™ e passa la paura.
Intenzioni: ★★★★☆
Probabilità di successo: ☆☆☆☆☆
Probabilità di Birrette demmerda™: ★★★★★

…che poi sappiamo tutti che tra il dire e il fare c’è di mezzo e il.

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